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Diario · numero 45 · 18.03.2026

Perché Pillars of Eternity merita ancora un posto in archivio (e in scaffale).

Perché Pillars of Eternity merita ancora un posto in archivio (e in scaffale).
Foto in archivio · 18.03.2026 · Andrea Lambruschi

Tra i CRPG dell'ondata kickstarter post-Baldur's Gate, Pillars è quello che invecchia meglio: dialogo scritto, sistema di magia originale, regole di gruppo mai banali. Ne sono entrate tre copie a marzo.

Una catena di partenze

Pillars di Eternity ha 11 anni nel 2026, e nel 2015 sembrava la chiusura ideale di un cerchio aperto da Baldur's Gate e Icewind Dale. Quando è uscito, abbiamo aperto una scatola in archivio per guardarci dentro: copertina opaca, manuale a colori di 38 pagine, foglio con i sigilli delle classi, disco DVD-ROM con installer Windows.

Tre copie sono entrate quest'inverno, da tre privati diversi (Genova, Savona, La Spezia). Tutte e tre erano in stato «Come nuovo»: la scatola del DVD-ROM è una di quelle costruzioni in cartoncino che invecchia bene se non prende umidità. Ne abbiamo catalogata una alla volta, a quattro settimane di distanza, e adesso la prima è già uscita.

Cosa fa invecchiare bene un CRPG

Pillars regge nel 2026 perché il dialogo è scritto sul serio. Non è generato, non è procedurale, non è intercambiabile fra NPC. Ogni conversazione ha tre piani di lettura: la frase letterale, l'intento narrativo, la conseguenza meccanica sulla classe del personaggio. Quando un gioco ha questa stratificazione, i 200+ voli di dialogo non invecchiano insieme alla resa grafica.

L'altra cosa che regge è il sistema delle proprietà arcane: ogni incantesimo ha un peso, una velocità di lancio, un costo di concentrazione. Sembrano dettagli da regolamento, ma sono il motivo per cui ancora oggi un party di Pillars si ricorda — non scivola via.

Perché lo teniamo nel «Biblioteca perduta»

Pillars di Eternity sta nel quartiere Biblioteca perduta, che è il modo in cui Atlantis chiama il jolly RPG. Il nome è una scelta editoriale: la maggior parte dei giochi di ruolo che teniamo in archivio sono uscite di nicchia, sopravvissute al passaggio digitale per merito di una piccola edizione fisica. La biblioteca è perduta perché alcune di queste edizioni non saranno più ristampate.

Sotto, le tre copie a registro che potresti voler aprire prima dell'estate: due sono uscite a metà aprile, la terza a metà maggio.

Diario di archivio · 18.03.2026 · scritto da Andrea Lambruschi · torna all'indice